Reato di immigrazione clandestina: che cos’è?

Non demordo. Guardo il mio paese che si azzanna perché il M5S si è permesso” di far votare su un tema che da sempre viene utilizzato a dovere dalla moltopocosinistra e dalla pseudodestra per dividersi il bottino elettorale sempre più misero. Continua…

Asylum 1 – #Spot!


Spinto da una curiosità che non sa controllare, Asylum, scandaglia le memorie di persone morenti nell’anima ma ‘eccessivamente’ vive non nel corpo. Il primo impatto è devastante. Continua…

Asylum 0 – #Pilot


Uno scorcio di quello che è e di quello che probabilmente il nostro mondo sarà. La sensazione di pilota automatico è forte. Siamo capaci di disattivarlo? O, ancora peggio, ne abbiamo l’intenzione? Continua…

C’erano una volta le favole

C’era una volta una bella abitudine: prendersi cura della fantasia.
Addormentare i propri bambini raccontando delle storie, inventate o prese da un libro. Ma si sa, questo è il tempo del correre e non c’è modo di fermarsi nemmeno un attimo.

E invece del rumore delle pagine di un vecchio libro e dei sospiri poco prima di dormire, i bambini stanno davanti ai cartoni animati o alla consolle dei videogiochi. Non diciamo niente di nuovo si sa, ma tant’è che ogni volta spuntano in rete siti di favole e storie per ragazzi, è irresistibile la voglia di sfogliarle anche al computer. Per un certo periodo di tempo le società di produzione audiovisiva hanno investito denaro nella confezione di libri con cd-rom interattivi, per rendere partecipi i bimbi.

Dimenticando però la bellezza dell’immaginazione, la forza della fantasia. Audiofiabe.it è un bel progetto. Walter Donegà ha ridato, secondo noi, la giusta dimensione alla favola: raccontarla così come si fa leggendola ad una figlia, senza effetti speciali, senza voci di attori che le recitano per un compenso. Come si faceva una volta, rispolverando la meraviglia dell’abbandono che ti prende quando qualcuno parla al tuo cuore. Se vogliamo una società migliore, certe cose, forse bisognerebbe rifarle.

Con coraggio e semplicità.
Ovviamente, questa intervista a Walter, è dedicata a tutti quei genitori che non hanno più tempo per farlo, ma anche a quelli che continuano a raccontare le fiabe ai propri figli per trovare un valido aiuto quando la memoria viene meno.

di Matteo Ponzano

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Le riforme a costo zero: Tito Boeri

C’era una volta il bel paese.
Poi la grande crisi finanziaria e la successiva crisi del debito pubblico ci hanno messo di fronte drammaticamente ai costi delle mancate riforme. Si sente sempre dire: non ci sono soldi per fare le riforme.
E in un periodo di crisi così profonda come quella che stiamo vivendo, questo messaggio rischia di passare all’opinione pubblica come – tutto sommato – sensato.

Il nostro paese ha un urgente bisogno di riforme nel mercato del lavoro, nell’organizzazione dello Stato e nella pubblica amministrazione, nella regolamentazione delle professioni, nel mercato del credito, nei criteri di selezione della classe politica e nella previdenza.

Per questo motivo urgono interventi strutturali per tracciare un percorso lungo e faticoso verso una nuova idea di Italia che ridia al nostro paese la fiducia, oltre che dei mercati internazionali, prima di tutto del popolo italiano.

Abbiamo letto un interessante volume edito da Chiarelettere dal titolo: “Le riforme a costo zero”.

Ai nostri microfoni abbiamo oggi uno dei due autori: Tito Boeri, professore di economia presso l’Università Bocconi di Milano, direttore scientifico della Fondazione Rodolfo De Benedetti e del Festival dell’Economia di Trento nonché fondatore del sito www.lavoce.info

I due autori propongono dieci riforme da effettuarsi a “costo zero“, senza cioé l’impiego di soldi pubblici, ma utilizzando ciò che già è a disposizione della macchina statale e alcune singolari iniziative che serviranno (anche se non saranno le uniche da farsi) per far ripartire il nostro paese. Speriamo che si cominci si a delineare una visione di un futuro possibile per noi e per le generazioni che verranno.

Cerchiamo di capire come con il prof. Tito Boeri ai nostri microfoni, uno dei due autori di questo libro (l’altro è Pietro Garibaldi).

di Matteo Ponzano

Segnaliamo: “Le riforme a costo zero” per l’editore Chiarelettere

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Grammophone in concerto

La vita è una cagna e poi muori.
Bene, ora che abbiamo la vostra attenzione ve lo possiamo dire: Heroes rinasce per il terzo anno, l’11 ottobre, a Le Mura. Se non sapete cos’è Heroes ve lo spieghiamo velocemente: avete presente, negli anni ’80, quando i Sonic Youth organizzavano i concerti degli Swans e nel pubblico c’era Lydia Lunch?
Ecco, questo non è mai successo.
Ma dovreste venire ad Heroes per vedere cosa sarebbe potuto succedere. Musicisti, artisti, scrittori e fotografi si mescolano e si mischiano per un’intera serata. Perché la musica e l’arte succedono ancora di notte, nei locali, nella vita reale.

Da quest’anno poi Heroes si fa in tre: una band di Roma, una band straniera (out of G.R.A.), un appuntamento con la letteratura.
Sappiate che quest’anno c’è gente che lavora per voi da Roma, Berlino, Perugia, Napoli e Milano (da Milano non è vero, ma ci serviva per apparire meno democristiani)

Siamo felici. Siamo tornati.

Dal vivo, i Grammophone:
“sono in cinque e vengono da Eboli. Evocano atmosfere nordiche, a loro lontane, con una vocalità unica nel suo genere.
I Grammophone viaggiano tra istinto e razionalità, vestendo di elettricità la poesia di una personalissima estetica musicale. Nel cerchio infuocato delle categorie, siedono ai piedi della musica popular e dell’elettronica sperimentale, figli di una costante ricerca melodica”.

Il progetto muove i primi passi nel 2009, con la voce e il basso di Felice Calenda, le chitarre di Gianni Anzillotta e Antonio Concilio, il piano di Cristian Peduto e la batteria di Nicola Bonelli. Da Arezzo Wave a Sanremo Rock il quintetto campano si lascia scoprire su numerosi palcoscenici della penisola.

Il 2013 è l’anno di arrivo in casa Subcava Sonora, per la quale viene pubblicato ad Ottobre l’album “Multiverso”, distribuito con licenze Creative Commons in aperta contrapposizione alle modalità distributive regolate dalla SIAE.
Registrato e missato da Ivan Antonio Rossi (Zen Circus, Virginiana Miller) e masterizzato da Giovanni Versarsi (PFM, Vinicio Capossela), l’uscita dell’ album sarà supportata dal booking di Revolver Lab e di Subcava Eventi.

http://www.grammophone.it/
http://www.subcavasonora.com/

Granada:
In giro si sentono parecchie giovani band musicalmente intrise delle più svariate influenze anglosassoni ma, per ora e soprattutto dal vivo, i GRANADA riescono ad infiammare l’attenzione. Due chitarre, basso e batteria, in una miscela mai troppo sfrontatamente rock ma raffinata e acusticamente seducente da non poter essere definita semplicemente pop (nel senso più abusato del termine). Il gruppo ha aperto i concerti dei Velvet, Rezophonic, The Fire e L’Orchestraccia inoltre nel 2012 hanno condiviso il palco con i Motel Connection insieme a Samuel dei Subsonica.

Prima dei concerti:
ore 22.00
Urlo #1 – Letteratura e Musica da combattimento

Giada Arena interpreta la “Guida galattica per gli autostoppisti”
con l’aiuto dei pregevoli musicisti di Heroes

Stefano Puri (Ivashkevich)
Paolo Alvano (Kardia)
Alessandro Commisso (Luminal)

Durante la serata:
Scambio di Post-it
a cura di Horde – it
https://www.facebook.com/HordeIt

Contatti e info:

http://www.heroesroma.com/
http://www.radiobombay.it/

heroesroma(chiocciola)gmail.com

Cosa c’è dietro il Tav: Luca Mercalli

Ho sentito molte persone di una certa età dire: “Eh beh, ma non si può mica fermare il progresso, altrimenti saremmo ancora nelle caverne!”. Altri ancora sostenere che con questo benedetto TAV le persone potranno finalmente raggiungere Parigi da Milano in 5 ore contro le attuali 12.
Molti tra politici e giornalisti schierati a favore dell’opera dicono e ripetono allo sfinimento che – soprattutto in questo momento di crisi- l’Italia non può perdere questi finanziamenti europei e nemmeno rimanere tagliata fuori dall’Europa.
Allora ho voluto approfondire con un valsusino doc, noto a tutti per la sua partecipazione alla trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, e che è un meteorologo, climatologo e uomo di scienza.
Perché se c’è una cosa che non mi torna, è quando sento dire che “quelli della Valsusa” sono poche centinaia di guerrafondai montanari e non vogliono niente, ma hanno solo intenzione di bloccare l’Italia e il suo progresso.
Avendo cercato di approfondire l’argomento, ho letto e capito solo che dietro a quest’opera faraonica ci sono un sacco di soldi.
Soldi che pagheremo tutti.
Invece che tanti poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa pronti a fronteggiare “l’orda di orchi valsusini”, si dovrebbero prendere quei simpatici professionisti del tubo catodico (ndr. Bruno Vespa) che producono opinione tra la popolazione adulta italiana (la parte considerevole sprovvista di Internet perlomeno) e fare un dibattito serio nazionale tra esperti e società civile su :

  • costi
  • finanziamenti
  • durata dei lavori
  • impatto ambiental
  • ragioni del Sì e del No

Ecco, solo a questo punto, una volta che si fosse fatta chiarezza sulla costruzione di questa linea merci e messa agli atti la decisione sulla necessità di realizzarlo, si potrebbe parlare di cittadini che non rispettano la legge e la maggioranza democratica. (sempre che in studio non si invitino i soliti politici noti, qualche costruttore e amministratori interessati alla torta).

Siamo sicuri però che se gli italiani conoscessero a fondo il progetto TAV direbbero SI’ in massa?

Ai nostri microfoni il Dott. Luca Mercalli.

di Matteo Ponzano

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Come sempre trovate Reset Radio su facebook

Cambiano le facce ma il culo è sempre lo stesso

Ci rivolgiamo a tutti quegli anziani che guardano la tv spazzatura
e che credono alle balle dei tg:  “Silvio vi ha presi per i fondelli ancora una volta, su Alitalia“.
Vi ricordate i proclami e le supercazzole sulla compagnia di bandiera che doveva avere ancora il cuore tricolore?
Finirà in mano ai francesi che ora non si accolleranno nemmeno più il debito, perché il caimano voleva fare bella figura in campagna elettorale con la “cordata degli imprenditori tricolore” e prese in giro i creduloni.
Ma non cantino vittoria quelli del PD, perché ricorda molto la vicenda dei “capitani coraggiosi“: prima Prodi e poi D’Alema erano capi del Governo quando iniziarono le “scalate a debito” che spolparono Telecom (Gnutti e Colaninno), facendo solo meno “clamore”. E pure Telecom sappiamo che fine ha fatto.
Il culo è l’unica cosa che rimane sempre tricolore: pochi furbetti ci guadagnano e il popolo passa e paga il conto.

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La verità è sempre una sola: una classe politica indegna di affaristi e lobbisti, con solo la casacca di colore diverso a distinguerli da lontano.
Perché da vicino l’odore è lo stesso: quello dei soldi sporchi.
#tuttiacasa

E con la vostra “fiducia” cosa farci ve lo ricorda Totò