Disastro ambientale in Italia: cause e soluzioni


E’ incredibile dover leggere ogni anno, tra novembre e dicembre, un vero e proprio bollettino di guerra con feriti e vittime come se si trattasse di un raid improvviso, ad opera di forze nemiche oscure che ci hanno colto di sorpresa. Continua…

Turi Vaccaro è Osama Bin Laden

Finalmente il famigerato criminale è stato individuato”
Corriere dei piccoli
“Un altro colpo messo a segno dalla Giustizia, da sempre implacabile con i delinquenti.”
La Gazzetta di Arcore
“La soffiata l’ho fatta io, per primo. Alzavo la mano e gridavo ma nessuno mi vedeva.”
Renato Brunotta
“Non era ancora stato catturato solo per negligenza dei carabinieri comunisti”
Daniela Santaembé
“No a conflitto politica-giustizia”
Il Colle

“Avete preso un abbaglio: quelli pericolosi sono tutti a Roma”
Reset Radio

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Nella foto qui sotto, ecco il pericolosissimo terrorista in una delle sue più efferate azioni dinamitarde.

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Le due foto contenute in questa pagina non sono originali.
E’ satira.

Ci tocca pure scriverlo sennò qualcuno ci crede pure.

Il vostro tonno viene dal Giappone?

Vi ricordate ancora Fukushima?

Il disastro della centrale nucleare giapponese a seguito del terremoto e maremoto del Tōhoku dell’11 marzo 2011 ha provocato perdite di sostanze altamente tossiche e radioattive nelle zone circostanti.
Non se ne parla più né in tv né sui giornali.
Molti pensano che tutto si sia fermato in attesa delle bonifiche ma non è così: l’economia non poteva fermarsi e così pure la produzione alimentare sia per il mercato interno che per l’export internazionale.
Ma se il mare di fronte all’area oggetto del disastro ha subito sversamenti di materiali radioattivi e altre sostanze altamente inquinanti, di che qualità saranno i prodotti del settore ittico?
Potrebbe essere utile allora conoscere le zone di pesca del tonno che si acquista e valutare se sia il caso – conoscendone la provenienza – acquistare o meno in sicurezza quel prodotto.
Controllate il timbro sul fondo della vostra scatoletta di tonno: sotto la data, sulla sinistra, è indicata la zona di provenienza del pescato.
Se trovate la dicitura (FAO) 61 o 71 sappiate che il vostro tanto amato pesce è stato pescato nelle aree dell’oceano Pacifico vicine al Giappone.
In tal caso, forse, sarebbe il caso di cambiare marca.
Oppure – ancora meglio – mangiarvi una bella insalata a Km zero.

Nella foto qui sotto una scatoletta di tonno “sana”.

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Mappa delle zone di pesca nel mondo.
Fonte: FAO Fisheries and Aquaculture Department

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Energia e democrazia: Luca Tornatore

Devo ammettere che quando ho sentito parlare per la prima volta Luca Tornatore non ricordavo di aver mai ascoltato nessuno analizzare il tema dell’energia da questo punto di vista. E non nego che da quel giorno non ho più potuto smettere di vedere la questione con quegli occhi: l’energia come elemento di base della democrazia. Ma se ci pensiamo un momento è proprio vero e quasi ovvio: ognuno di noi per fare qualunque cosa, produrre, mangiare, muoversi, vivere, ha bisogno di energia.

Pertanto, se si detiene il controllo sull’energia (produzione e distribuzione), si ha la capacità di gestire la possibilità delle masse di agire e produrre, cioè si ha il potere sugli individui. Ed inevitabilmente, quindi, quando si deve decidere su come produrre energia e come gestirla, trasportarla e renderla disponibile alle persone, non può essere una discussione che prescinda dalla volontà e dalla sovranità – nelle democrazie – popolare. Capiamo quindi quanto sia importante per tutti noì, entrare nella discussione a riguardo, subentrare nelle scelte e partecipare al processo decisionale che riguarda l’approvvigionamento energetico del paese.

Eppure, come per incanto, proprio in questi giorni è risultato evidente a tutti che il potere in questo momento più che mai, non ha la minima intenzione di far entrare la democrazia in questa delicata decisione, soprattutto alla luce degli avvenimenti recenti in Giappone.

Il popolo italiano infatti, sull’onda dell’emozione, avrebbe sentenziato in maniera irrazionale in materia di referendum.

E questa non è una teoria campata in aria, bensì sono le parole (in sunto) di ciò che ha detto il presidente del consiglio al vertice italo – francese di questi giorni.

Il popolo bue non capirebbe secondo questi signori e non agirebbe nel proprio interesse. Quindi è meglio non interpellarlo.

A mio parere invece, il popolo è sempre più intelligente di ciò che si pensa ed è invece la paura di perdere il controllo che spaventa questa classe dirigente ormai completamente fuori dai parametri minimi di democrazia.

Spero vivamente che la Cassazione rigetti la moratoria del Governo sull’energia nucleare per svuotare la consultazione del 12 giugno prossimo e che quindi sia consentito a quella sovranità popolare tanto sbandierata di prendere una posizione netta a riguardo del proprio futuro.

Questa battaglia tra informazione e propaganda mira soltanto ad eliminare un nemico: la consapevolezza.

Per parlare di energia e democrazia, ai microfoni di ResetRadio, abbiamo invitato il giovane attivista astrofisico Luca Tornatore .

É una lunga ma, a mio modesto avviso, interessantissima chiacchierata.

Matteo Ponzano

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Fukushima un anno dopo: Greenpeace

GREENPEACE: FUKUSHIMA UN ANNO DOPO. MILIONI DI PERSONE SONO ANCORA IN PERICOLO.

TOKYO/ROMA, 28.02.2012 –  Non è stato semplicemente un disastro naturale a causare il tragico incidente alla centrale di Fukushima Daiichi, ma piuttosto il fallimento del governo, delle agenzie di controllo e dell’industria nucleare giapponese. Questa la conclusione principale del rapporto “Fukushima, un anno dopo” presentato oggi da Greenpeace International [1] a quasi un anno dal disastro. Si è trattato di un disastro causato dall’uomo che potrebbe ripetersi in ciascuno degli impianti nucleari del pianeta, mettendo a rischio milioni di persone.

Una sintesi del rapporto in italiano è consultabile qui: http://www.greenpeace.org/italy/it/campagne/nucleare/Fukushima-un-anno-dopo/

«Anche se fu innescato tecnicamente dal terremoto e dallo tsunami dello scorso 11 marzo, il disastro di Fukushima è stato causato dal fatto che le autorità giapponesi hanno deciso di ignorare i rischi del nucleare e di dare priorità agli interessi economici piuttosto che alla sicurezza – ha dichiarato Jan Van de Putte, esperto di sicurezza nucleare di Greenpeace International. – Questo rapporto dimostra che il nucleare è intrinsecamente insicuro e che i governi autorizzano la costruzione di centrali nucleari senza avere le capacità di fronteggiare i problemi che possono derivarne nell’interesse della sicurezza dei cittadini. Tutto questo non è cambiato dal disastro di Fukushima, e per questo milioni di persone continuano ad essere esposte al rischio nucleare, in tutto il mondo.»

Il rapporto che Greenpeace International ha commissionato ad un gruppo di esperti indipendenti, giunge a tre conclusioni principali: 

1.  le autorità giapponesi e gli operatori dell’impianto di Fukushima hanno agito sulla base di assunzioni assolutamente errate sulle probabilità di un incidente grave: i rischi erano noti ma minimizzati e ignorati;

2. sebbene il Giappone sia considerato uno dei Paesi meglio preparati al mondo per fronteggiare disastri di grande entità, nella realtà dei fatti questo disastro si è dimostrato peggiore, nelle sue conseguenze, di ogni ipotesi pianificata: i piani di emergenza nucleare e di evacuazione non sono riusciti a proteggere adeguatamente le persone;

3. centinaia di migliaia di persone hanno sofferto le conseguenze dell’evacuazione forzata per evitare l’esposizione alle radiazioni. Queste persone non possono rifarsi una vita perché non hanno ancora ottenuto indennizzi. Il Giappone è uno dei tre soli Paesi al mondo che, per legge, considera un operatore di impianto nucleare (TEPCO, in questo caso) interamente responsabile dei danni causati da un disastro nucleare ma, evidentemente, i meccanismi di riconoscimento della responsabilità del danno e della successiva erogazione degli indennizzi alle vittime non funzionano. A un anno dal disastro le persone colpite sono sostanzialmente abbandonate a sé stesse e, alla fine, saranno i contribuenti giapponesi, e non TEPCO, a pagare la maggior parte dei danni.

«Questo disastro era prevedibile, ma è accaduto a causa della vecchia consuetudine di ammorbidire le regole che, non solo in Giappone, tutelano i profitti a danno della sicurezza delle persone – ha detto Kazue Suzuki di Greenpeace Giappone. – Non a caso le autorità giapponesi stanno facendo pressione per far ripartire i reattori nucleari come se il disastro di Fukushima non fosse mai avvenuto: così i cittadini dovranno pagare un’altra volta per gli errori del proprio governo.»

«Non è possibile obbligare le persone a convivere col mito della sicurezza nucleare e in attesa del prossimo disastro – ha aggiunto Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia. –L’energia nucleare deve essere progressivamente abbandonata – come sta già facendo la Germania – e rimpiazzata da investimenti intelligenti in efficienza energetica e fonti rinnovabili.»

Greenpeace chiede al Governo del Giappone di non riavviare i suoi impianti nucleari e di favorire piuttosto lo sviluppo di efficienza energetica e energie rinnovabili per creare migliaia di posti di lavoro, migliorare l’indipendenza energetica del Paese riducendo le emissioni di gas serra, con la garanzia che nessuno dovrà soffrire di nuovo per il fallout di un prevedibile disastro nucleare. Greenpeace  chiede anche la progressiva chiusura di tutti gli impianti nucleari nel mondo entro il 2035.

Contatti:

Ufficio stampa Greenpeace, 06.68136061 int. 203 – 239 – 146 

Cecilia Preite Martinez, ufficio stampa, 348.3988615

Salvatore Barbera, responsabile campagna Nucleare, 346.0248357

 

Note:

[1]. link al rapporto completo in inglese: http://www.greenpeace.org/international/en/publications/Campaign-reports/Nuclear-reports/Lessons-from-Fukushima/


 

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