Condannate Schettino, ma succederà ancora

In onda
Martedì 17 Gennaio
10.0012.0017.00

Condannatelo pure, ci mancherebbe.
Chi ha sbagliato deve pagare e le famiglie delle vittime avere giustizia.
Sinceramente spero che vengano accertate le responsabilità e che la magistratura compia il suo corso in tempi rapidi e senza tentennamenti.
Questo comandante, ascoltando la telefonata con la Capitaneria di Porto di Livorno che gli intimava di risalire a bordo della sua nave, non aveva la caratura morale né il carisma di un ufficiale con la responsabilità di migliaia di vite umane.
Ma quel gesto, il saluto sottocosta ad un'intera isola, accadrà ancora.

Magari sotto altra forma, in un contesto diverso, tra due autisti di tram in centro città che guidano senza mani o in cielo, nei corridoi aerei, tra due velivoli di linea che si sfioreranno per la voglia di  sensazionalismo dei piloti.
Avverrà ancora, statene certi.
Laddove ci sarà un telefono cellulare a poter riprendere e diffondere il gesto.

Quante bravate succedono ogni giorno nel nostro paese?
Come cercano le persone di rendersi note almeno per un momento, quelli che hanno bisogno di conferme, di attestati di esistenza, per consegnarsi secondo loro alla storia?
Molti di quelli che staranno leggendo queste poche righe forse penseranno che si tratti di un eccesso, ma io sono convinto di no. E che sia proprio questo il punto.

Quest'ansia dell'esistere, del rivendicare il proprio esserci di chi conduce una vita "normale" e di anonimato, che fa venire voglia di urlare al mondo "ci sono anch'io" è figlia di un sistema che non è più fatto per gli individui.
Tutto ruota solamente attorno ai numeri:
quanto costano le cose, di quanti metri sono alte le abitazioni, con quale video farò più contatti sul mio account twitter o sul canale youtube.

Ora vale tutto: pur di riuscire nell'impresa di stampare il proprio nome per un giorno sulle bocche di qualcuno, si dimenticano i confini delle cose, si cerca laddove non sarebbe stato pensabile fino a poco prima, si oltrepassa quella linea che trasforma una bravata in tragedia.

Appunto, una bravata.

E non per sminuirne la portata, ci mancherebbe.
Nelle volte che ho pensato alla mia morte (ora storcete il naso ma una volta nella vita ci si pensa tutti), tra le ipotesi che sicuramente mi fanno più rabbrividire c'è quella di morire annegato imprigionato sott'acqua come sotto una nave ribaltata.
Quindi immaginate quanto mi sia vicina questa tragedia della Costa.

Ma proprio per questo mi sento di parlarne da quest'angolatura, perché vorrei che non succedesse a nessuno e mai più.

Temo però, guardando ogni giorno i miei simili vivere, che se non prendiamo in mano la situazione e ci mettiamo a lavorare sodo su quello che saremo domani, le speranze positive non correranno ad affollarsi alla mia finestra.

L'idea in sé di voler appartenere alla storia è vecchia come il mondo e sacrosanta.
Lo hanno fatto gli artisti di tutto il mondo, gli scultori, gli scienziati, i pittori, i musicisti…
Con le loro opere si sono consacrati all'eternità, raggiungendo tutti noi.
Ma in che modo?
Occorre costruire dei confini invisibili oltre i quali non sia possibile andare.
Ripristinare il senso del baratro, restituire al buon senso la supremazia nelle nostre azioni.

E non voglia questo essere un discorso finto moralista: non c'è nulla di più sciocco che giudicare ovvio e retorico ciò che ormai pare non essere più dentro di noi.

Il confine tra ciò che è possibile e ciò che non lo è deve essere ridisegnato da tutti.
Non serve nessun insegnamento né religioso né civico per capire che cosa sia bene e che cosa sia male, lo sappiamo dalla nascita.
Solo che questo totem è stato scavalcato dalla voglia di notorietà ad ogni costo, che ci fa pensare che se il fine è consegnarsi all'eternità appunto, tutto sia concesso.

Non è vero, è sbagliato e non c'è nessuna eternità soprattutto.

Piantiamola di fare i gradassi per raccontarci agli altri attraverso gesti straordinariamente stupidi.
E' estremamente monotono cercare il gesto ad effetto per potersi sentire riconosciuti.
Tanto più quando si tralasciano le conseguenze che potrebbe avere quella sconsideratezza.

Essere forti, ricordati per qualcosa di grande, non passa e non passerà mai attraverso le bravate.

E' da stupidi e deboli crederlo, da sprovveduti e delinquenti farlo se si mettono a repentaglio altre vite umane.

Quindi arrestatelo pure Schettino se è colpevole, è giusto.
Ma pensiamo a come non farlo succedere mai più, che è ancora più importante.
Ripristiniamo il buon senso, e sentiamoci comunque parte del mondo, anche se il nostro canale youtube non impazzisce dalle visite.

Matteo Ponzano

Audio estratto da Il Corriere.it

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