Black Era
Dark-Beat attivista
Siamo veramente in un’era così buia, così nera? Siamo testimoni di un ennesimo mutamento della storia umana?. In ogni caso se sarà in meglio o in peggio solo i posteri potranno dircelo. I Black Era provano a comporre una colonna sonora per questi pensieri, per queste riflessioni. Lo fanno nella forma di composizioni concettualmente di nicchia ma con un’anima melodica (ma non neo-melodica) che li rende apprezzabili nell’immediato. Musica da camera…oscura. L’elettronica e il trip-hop si incontrano ad un tavolo e discutono del futuro.
Nascono a Napoli, nel 2004, dall’unione delle varie esperienze Hip-Hop della vocalist Dy Darshan (nel Clan Vesuvio e con i Cosang), delle atmosfere Dub di Blob (con i Nevrotype) e delle impennate sperimentali del chitarrista Allfuzz (con gli Shiva). Fin da subito i ragazzi si fanno notare per le produzioni limpide e appassionate. Pubblicano, dal 2005, in meno di quattro anni, 2 album e 3 EP. Partecipano a numerosi eventi e sono spalla di artisti del calibro di Andy Smith e Ozric Tenctacles. L’amicizia con i componenti del gruppo Mou-project, dà vita al progetto aquietbump.com. Si tratta di una indie net-label interamente italiana che si propone di promuovere band Dub, Ambient e Dark-Electro tutte sotto licenza Creative Commons e in Free Download. Una bellissima realtà cui va il nostro plauso.
La musica dei Black Era supera comunque le barriere delle singole derivazioni originali creando un mix decisamente riconoscibile sia per stile che per qualità di produzione. Se consideriamo il primo album, The Point Of No Return, abbiamo di fronte un lavoro compatto e granitico, difficile da smembrare in parti nettamente distinte. L’aria che si respira è effettivamente nera.
Nero è il mood e la metrica, molto vicino ad un RnB intimista e riflessivo, grazie alla voce dolce-amara di Dy Darshan che profuma di new jazz ma che mantiene toni composti, non avvezza a vocalizzi eccessivi. E’ suadente e inquietante allo stesso tempo. Esempio lampante è la bellissima “The Black Page“ che illumina la prima parte del lavoro lasciando poi a “Not For You” il compito di spegnere la luce per non riaccenderla più fino alla bonus track che, ironia della sorte, si intitola “The First Light“.
Nero è l’accostamento degli strumenti. Infatti, Nell’EP Tunnel, spicca su tutte “Trilateral” vero gioiello trip-hop facilmente accostabile, sopratutto per l’uso delle tastiere e degli effetti, ai più blasonati Portishead. I nostri ragazzi sono in grado di cullare, far storcere il naso, incuriosire e a volte stordire. Blob e Allfluzz sembrano frenare a volte i loro strumenti per metterli al servizio della melodia che rimane ben evidente in ogni traccia. Solo nell’EP Third Eye Guerrilla le briglie dei due vengono allentate. E si sente! Sonorità sporche e cupe, noise e schizzi acidi di chitarra. Abbiamo qui a che fare con i Black Era più sperimentali a tal punto da affrontrare il rischio di non riuscire a colpire l’ascoltatore di passaggio. In tutto ciò la presenza della accattivante e tribale “Your Own Purple“, in cui la performance di DY Darshan ricorda Erykah Badu senza però il tipico turbante afro, rende il contrasto ancora più evidente.
In questi giorni abbiamo avuto la possibilità di comunicare con il buon -Blob- che ci ha fornito delucidazioni in merito al nuovo EP, in uscita a breve, indiscrezioni sul suo immediato seguito e informazioni sui loro prossimi live.
BLOB:”…le sei tracce presenti nell’ep [intitolato probabilmente Proud Dead Ends] sono le versioni cantate delle strumentali che ci sono su The Mute EP…”Tumor Caste”, per esempio, è stata addirittura accellerata nella versione di The Mute EP…Come impatto è molto soul e solare (almeno quello era l’intento), stiamo chiudendo i mix. La track list dovrebbe essere…:
- – Doors Words (da The Mute EP)
- Tumor Caste (da The Mute EP)
- Once
- Imdifferent
- You Want Osama Give Us Underson (da The Mute EP) [remixata dal pianista degli Illachime Quartet, ma è ancora in forse]
- Doors Words (da The Mute EP) [versione cantata dai Funky Pushertz]
BLOB:”…nel frattempo stiamo cominciando a lavorare al progetto del lavoro che seguirà a Proud Dead Ends. E’ una cosa molto diversa. Ci saranno quattro tracce normali e due break recitati da alcuni attori come se fossero gli interludi che usiamo di solito, ma con un respiro molto piu ampio e con testi in italiano. Ci stiamo cominciando a lavorare ora …abbiamo appena due-tre beats…”
BLOB:”…a Maggio ricominciamo a suonare live. Il 9 faremo la prima data nella Piazza dell’Orientale a Napoli e poi l’ultimo week end parteciperemo all’evento al “Lanificio 25″ per i cinque anni di aquietbump.com, sempre a Napoli. La sitazione live senza promozione è abbastanza tosta, ma sopravviviamo. Ci offrono di suonare piu dall’estero che dall’Italia…”
In definitiva, i brani dei Black Era non danno adito a fraintendimenti. Portano l’ascoltatore di fronte alle inquietudini dei nostri giorni, vogliono affrontarle, non evitarle. Questo è esattamente l’opposto di quello che si potrebbe chiamare pessimismo, tanto caro all’odierna corrente emo. Nelle situazioni più buie e nere chi cerca di andare avanti, anche quando la torcia è scarica, è ottimista non pessimista. Proprio per questo, in mezzo alle sonorità tetre e oppressive che avvolgono le composizioni, la voce di Dy Darshan svolge il ruolo di filo d’Arianna che porta non all’uscita del labirinto, il cui unico Minotauro è rappresentato dai nostri errori passati e mai affrontati, ma in bocca alla bestia, per “vivisezionarla” ed eliminarla alla radice. Dopo il buio ci sarà la luce. Si spera.
Salival. Hope. Reset.
- The Point Of No Return (2005)
- The Tunnel EP (2006)
- ...then... (2007)
- Third Eye Guerrilla EP (2009)
- The Mute EP (2009)
- Blob - digitals
- Allfuzz - chitarra
- Dy Darshan - voce
- LeMou - basso







