MUSICA, riflettori su...

Steven Dunston

Vivere e suonare eticamente

Steven Dunston è un po’ angelo e un po’ fantasma. Una di quelle persone che passano e fanno delle cose pregevoli senza lasciare traccia diretta di se. Di lui sappiamo solo che è nato a Seattle, che si occupa di Web Development e Open Source. Tutto il resto è una bellissima storia dietro le quinte. Nel 2006 decide di pubblicare due suoi lavori, non troppo diversi l’uno dall’altro, ma abbastanza da giustificare la separazione dei brani. Lo fa sotto licenza Creative Commons della quale è stato uno dei primissimi promotori e sicuramente uno dei più coerenti. Hymns About Her e To Get Home Before Night Comes vanno dritti all’obiettivo. Emozionare. Per apprezzare la qualità di queste opere è necessario fermarsi, rallentare i propri ritmi, mettersi comodi e aprire il cuore.

Il primo è un album delicato, dolce e amaro allo stesso tempo. Le doti canore di Steven Dunston sono pari solo alla sua capacità compositiva. E’ un album semplice, fatto di pianoforte, voce e cuore. Anche quando vengono inseriti altri strumenti, suonati per l’occasione dai suoi amici Cameron Daddo (chitarra) e Scotty Lund (batteria), questi rimangono in sottofondo facendo da tappeto per il calore della voce e le vibrazioni dei tasti. La prima traccia, “Northern Star” inizia con tre accordi e porta subito al fulcro, senza giri di parole o lunghe overture. La stella polare servirà a noi come guida dentro i pensieri a volte molto personali di Steven. In “America” si ammettono tutti i difetti di un paese carico di contraddizioni ma dal quale è difficilissimo separarsi. Dall’altra parte “California” è un omaggio alla bellezza della West Coast. Le atmosfere sono assolutamente marchiate USA, si respirano reminiscenze di Michael Bolton o del Bruce Sprinsteen più pacato. Ma nessuna di queste rende il lavoro del nostro una mero copia-incolla.

Degna di nota è “Gravity” in cui la legge di Newton perde la sua accezione puramente scientifica per diventare, suo malgrado, causa della malinconia di un amante lasciato solo. Le composizioni sono brevi (solo “You Believe” tocca i quattro minuti), eppure non stancano mai. La produzione è così limpida che il loro bassissimo peso specifico le rende pari a delle evergreen.
Steven Dunston ha scelto una strada, quella della condivisione, della libertà, della calma, del rispetto degli altri e dell’ambiente, della gratuità di gesti e intenti e invita tutti a seguirlo in uno dei pezzi più emozionanti dell’intero album, “Slow Road“. Il suo messaggio è chiaro come il suo inglese che, pare, sia stato usato in molte scuole per insegnarne ai bambini la corretta pronuncia.

Il secondo lavoro ci mostra uno Steven diverso. I toni si fanno meno emozionali e più sfaccettati. La strumentazione acquista spazio e importanza. Sentiamo synth, bassi elettrici, loop di batteria e tastiere a donare nuove atmosfere su cui la voce di Steven stavolta non spicca come prima ma si adagia e si fa trasportare. Questo non è un male, le sue doti rimangono invariate. Lo dimostra subito “Danger Girl” cupa e misteriosa come la protagonista. Ma è sicuramente “Better Man” a catturare l’attenzione con la sua batteria accattivamente e un uso intelligente della chitarra acustica. Difficile togliersela dalla testa. Sicuramente questo lavoro è stato prodotto dopo Hymns About Her. Innanzitutto per la mole di lavoro di post-produzione che il primo album, quasi live, non ha richiesto e inoltre per l’evidente sensazione di aver ora davanti un uomo e non un ragazzo. E’ un album che premia chi ha pazienza. Esempio lampante sono “Lost In My Head” e “Alone In A Room” assolutamente spiazzanti e disturbanti al primo ascolto, molto fuori dagli standard precedenti. Eppure, ascolto dopo ascolto, persi nella tua testa o isolati in una stanza non saranno di certo i ritornelli di questi piccoli gioielli Electro-Indie.

Il sito di Steven ci lascia sperare in un suo ritorno davanti al pianofore per regalarci altre emozioni. Per ora sappiamo che Steven, coerentemente con la sua spinta etico-ambientalista, si trova nella Northwest Pacific, una vasta area tra USA del nord e Canada, a rimboscare una foresta in pericolo. Massimo rispetto per una scelta di vita così particolare.

Salival. Peace. Reset.
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DISCOGRAFIA:
  1. Hymns About Her (2006)
  2. To Get Home Before Night Comes (2006)
SITI DI RIFERIMENTO:
  1. Sito Ufficiale
  2. Jamendo
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