MUSICA, riflettori su...

Riflettori su…Icarus Crash

Rubrica settimanale in onda
margiovsabdom
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Gli Icarus Crash sanno benissimo che non prendersi troppo sul serio porta spesso ad ottimi risultati. Ed in effetti questi quattro ragazzi da Malaga, in Spagna, con la loro schiettezza e con l'energia del loro rock hanno conquistato numerosi premi e riconoscimenti nazionali, riuscendo a divertire e a divertirsi.

Biografia

La loro avventura inizia nel 2001 quando muniti solo di un furgoncino attraversano tutto il sud della Spagna e tra una performance live e l'altra riescono a raccogliere materiale sufficiente per il loro primo album autofinanziato, "Ceryos y Unos", realizzato tra il 2003 e il 2005, un album ancora molto immaturo, con un inglese evidentemente non nelle loro corde e ricco di punte elettroniche forse utili a nascondere qualche lacuna compositiva, come dimostra l'ultima traccia "A veces" che sembra fare il verso all'album da solista di Billy Corgan, "TheFutureEmbrace". Come spesso accade, agli inizi non si è totalmente consapevoli della direzione che si vuole intraprendere, quindi l'album non venne distribuito sotto licenza Creative Commons, ma è possibile scaricarlo ed ascoltarlo dal loro sito ufficiale.

Per fortuna, nostra e loro, dopo 3 anni i ragazzi capiscono che qualcosa nel mondo della musica stava cambiando. Nel 2008 danno alla luce l'album che li renderà famosi nelle net-communities di tutto il mondo. Infatti "13 Segundos de Caida Libre" snocciola i pochi secondi che bastano agli Icarus Crash per far cadere su di noi tutta l'energia del loro suono che può colpire come un macigno o carezzare come una piuma. "Hierro cobalto y niquel", prima traccia dell'album, ad esempio denota l'urgenza e l'irrequietezza tipica della gioventù, con i suoi continui cambi d'umore. Con "Ro" invece sembra di sentire gli Shearer in vacanza sulle coste spagnole mentre "Laberinto" ci culla con coretti degni dei migliori Green Day in poltrona. Ma a nostro parere è "El espejo", dosata nelle strofe ed esuberante nel ritornello, che ci fa capire cosa sono stati e cosa diventeranno di lì a poco gli Icarus Crash.

La strada degli Icarus Crash corre veloce, tanto che in soli due anni producono un album che riesce a superare per maturità e produzione il precedente. "Mi defecto anònimo", questo il titolo, uscito nel 2010 ha perso la ruvidità dei vecchi Icarus Crash senza però intaccarne l'energia. La produzione dà al lavoro un respiro più internazionale e presto la caratteristica che poteva relegarli a band esclusivamente iberica, ovvero i testi in spagnolo, viene così ben amalgamata dalle melodie che quasi non si percepisce il gap e tutto risulta più fluido e armonioso. "Trance"  dimostra come i ragazzi siano cresciuti e sappiano cosa vogliono.

Influenze

Gli anni '90 sono stati la culla del rock easy e sfrontato e gli Icarus Crash ne hanno fatto gran tesoro. Per questo nei loro brani si possono ascoltare sia i Green Day di Dookie, ad esempio nella canzone "Mister Lejia" sia i Guns'N Roses più dinamici. Nel brano "Entre Cornisas" è palese il richiamo agli Smashing Pumkins di Siamese Dream dove Antonio Fernandez, chitarra principale e seconda voce della band, in arte Antonio Crash, emula in modo impressionante il tipico cantanto nasale di Billy Corgan ( e se ne volete un'ulteriore conferma ascoltatevi la cover di "Ugly" che si trova nella loro raccolta di b-sides). Abbiamo quindi di fronte una band un po' surf-rock un po' grunge, un po' incoscienti un po' marpioni. C'è chi li paragona ad un punguino che scivola su di una rampa piena di crema. Noi siamo aperti alle più disparate interpretazioni.

Curiosità

Una curiosità ce la racconta direttamente Antonio. Le prime sessioni degli Icarus Crash, ci svela, si svolgevano in una minuscola stanza in fondo ad un garage, una cosa molto comune in quel periodo. Il pavimento era pieno di scarafaggi giganti e faceva così caldo che avresti sudato meno facendo l'amore sotto un telo di plastica in piena estate. Da allora, forse per ricordarsi sempre da dove sono venuti, prima di ogni performance si liberano in uno strano urlo catartico.

Brano più rappresentativo

Possiamo dire con certezza che "Filamentos", opener dell'ultimo lavoro di questi quattro angeli dalle ali incollate (cit. "Cherub Rock", Smashing Pumpkins, 1993) sia il miglior modo per iniziare ad affacciarsi sul mondo degli Icarus Crash e magari partendo da qui, ripercorrere all'indietro questa "caduta libera durata 13 secondi" e assaporare il decisivo momento prima del lancio del loro primo album.

Gli Icarus Crash portano avanti la loro personale lotta contro la gravità riuscendo a non cadere mai e a regalarci dell'ottimo rock Creative Commons. Il mio tempo per oggi è finito quindi vi saluto e vi aspetto qui su Reset Radio la prossima settimana per un nuovo Riflettori su…

Di Marco Lucci

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