SOCIETA'

Ciao Vik: Luca Galassi

In onda
Mercoledì 20 Aprile
10.0012.0017.00

Ormai siamo assuefatti alla morte, alla violenza, alla barbarie quotidiana. L'enorme quantità di immagini e notizie provenienti da tutto il mondo ogni giorno, ci hanno reso sterili di fronte all'orrore della guerra e – di conseguenza- alla fine della vita. Ma la vicenda di Vittorio Arrigoni ha in sé qualcosa di profondamente intimo. Vedendo gruppi che nascono su facebook  per raccontare bugie sul suo conto o leggere articoli su giornali nazionali che fanno a pezzi la sua devozione alla causa per la quale è morto, mi obbligano ad alzarmi in piedi e reagire, perché il vilipendio alla memoria non sia consentito. A nessuno. Questa è la storia di un eroe buono, un ragazzo coraggioso che aveva deciso di lottare per difendere quelli che lui considerava i deboli e che senza esitazione aveva scelto di rinunciare ad una vita tranquilla in patria per restare al fianco di coloro che non hanno voce. Bambini e bambine che appena nati imparano che il solo fatto di avere una carta d'identità diversa da tutte le altre gli impone un'esistenza durissima, fatta di violenze e soprusi di ogni tipo che segnano la pelle e la carne nel profondo. Vittorio Arrigoni era un pacifista, un utopista e aveva a cuore la causa palestinese. Lottava contro coloro che minacciavano la popolazione ogni istante e non aveva dubbi su quale fosse la scelta giusta. Io, dallo studio di Reset Radio, comodamente seduto ad un pc, non mi sogno minimanente di entrare nella discussione a riguardo della scelta di Vik. Non ho i mezzi né ho vissuto da vicino quelle storie, pertanto mi guarderò bene dal giudicare la questione israelo-palestinese come se fossi uno di quegli esperti politologi che in questi giorni affollano giornali e riviste più o meno patinate per dire la loro sulla questione. Di una cosa solo mi interessa: il profondo insegnamento di questo giovane uomo che – con il rammarico del dopo- avrei voluto conoscere e guardare negli occhi e che non potrò più incontrare, perché la stupida logica della guerra e del conflitto "per difendere la vita" ce lo ha portato via. Ed è una perdita che mi provoca un dolore genuino, urticante. Non è mia abitudine appropriarmi di ciò che non è mio e non lo farò certamente adesso. Ma vorrei, dal profondo del mio cuore, riuscire a tratteggiare ciò che era e che ha rappresentato questo mio fratello italiano, attraverso le parole di chi lo ha conosciuto bene, come amico e collega presso la testata giornalistica Peacereporter. Ancora adesso, ho negli occhi tutti quei giovani palestinesi che davanti all'ospedale dove fu trasportato il corpo di Vik, piangevano lacrime disperate per l'immane perdita e – nel periodo più buio del mio paese per la rappresentanza della nostra becera classe dirigente- quei pianti accorati per un mio connazionale, mi hanno fatto sentire molto meno solo, e orgoglioso una volta tanto di essere un italiano. Non so che cosa ho compreso del conflitto nella striscia di Gaza. Di sicuro ho capito che i popoli, sia quello palestinese che quello israeliano, soffrono. E non è tollerabile che anche qui da noi in patria, si usi il ricordo di Vittorio Arrigoni per sostenere una causa o l'altra. Vik è morto proprio perché era scomodo tanto per Israele quanto per gli estremisti palestinesi. Lui era un uomo di pace, e gli uomini di pace la guerra non li vuole. Per questo motivo, ho chiesto a Luca Galassi di raccontarci Vittorio Arrigoni, come lo conosceva lui. RESTIAMO UMANI di Matteo Ponzano

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