ITALIADALLESTERO, SOCIETA'

Renato Dulbecco

 

Renato Dulbecco (1914-2012)

Posted: 02 Apr 2012 09:58 PM PDT

Nature

Alcuni virus possono integrare il loro genoma nel DNA delle cellule ospiti, inducendo così una crescita cellulare incontrollata – caratteristica tipica delle cellule tumorali. Per questi primi indizi sulle origini genetiche del cancro, Dulbecco ha ricevuto il premio Nobel insieme al defunto Howard Temin, suo ex studente, e a David Baltimore, il suo ex mentore.

Renato Dulbecco, un gigante della biologia oncologica, è spirato serenamente il 19 febbrario, 3 giorni prima di compiere 98 anni. Con una serie decennale di esperimenti iniziati alla fine degli anni ‘50 – prima al California Institute of Technology (Caltech) a Pasadena e poi al Salk Institute a La Jolla in California – ha dimostrato, insieme ai suoi collaboratori, che il comportamento delle cellule tumorali può essere dovuto direttamente a geni acquisiti.

Nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914, Dulbecco è cresciuto con la madre e i fratelli durante la prima guerra mondiale e i suoi postumi. Iniziò a frequentare l’Università di Torino nel 1930 all’età di 16 anni, per studiare medicina. I suoi interessi si spostarono rapidamente verso la biologia e diventò assistente di laboratorio di Giuseppe Levi, da cui ha imparato le tecniche di coltura cellulare che più tardi avrebbero avuto un ruolo fondamentale per la sua ricerca scientifica.

Tra i suoi compagni di università vi sono altri due futuri premi Nobel: il microbiologo Salvatore Luria e la neurobiologa Rita Levi-Montalcini.

Dopo la laurea nel 1936, Dulbecco fu arruolato nell’esercito italiano come medico. Fu chiamato in azione nel 1939, all’inizio della seconda guerra mondiale, per servire prima in Francia e poi in Russia. Disilluso dalla guerra e dalle sue conseguenze, diventò disertore e si nascose in una cittadina vicino Torino, lavorando come medico per le locali unità partigiane che resistevano all’occupazione tedesca.

Alla fine della guerra, dopo un breve periodo da assessore comunale a Torino nel 1945, fece ritorno alla ricerca scientifica all’Università di Torino. Nel 1946 Luria invitò Dulbecco ad unirsi al proprio gruppo di ricerca dell’Università dell’Indiana, a Bloomington, per lavorare sui batteriofagi – i virus dei batteri. Dulbecco condivideva il laboratorio con un dottorando, James Watson, che più tardi determinò la struttura del DNA con Francis Crick.

Dulbecco scoprì che la luce visibile può riattivare batteriofagi precedentemente inattivati tramite esposizione alla luce ultravioletta (cosa che aveva grosse ripercussioni per i metodi sperimentali dell’epoca): questa scoperta lo rese famoso. L’esperto di genetica dei fagi Max Delbrück lo invitò a diventare ricercatore nel proprio gruppo al Caltech nel 1949.

Dulbecco pensava che la ricerca sui virus animali avrebbe tratto un enorme beneficio da tecniche quantitative migliori. Nel 1952 sviluppò il saggio delle placche per il virus dell’encefalomielite equina occidentale: il sistema permetteva ai ricercatori di determinare il numero di particelle virali biologicamente attive in un campione contando il numero di placche, o macchie distinte, in cui un singolo virus e la sua progenie avevano ucciso le cellule ospiti.

In breve tempo a Dulbecco si aggiunse Marguerite Vogt, un’emigrata tedesca. La loro proficua collaborazione portò a saggi quantitativi per il virus della poliomielite, un flagello a quei tempi, e più tardi per il virus del polioma – un virus a DNA che causa diversi tipi di tumore.

Nel 1963 Dulbecco lasciò il Caltech per diventare uno dei primi ricercatori del Salk Institute, fondato da Jonas Salk, famoso per il vaccino della poliomielite.
Insieme alla Vogt, Dulbecco continuò la ricerca sui virus tumorali, provando in modo conclusivo l’importante ruolo dei geni virali nella trasformazione tumorale delle cellule sane. Durante questo periodo estremamente produttivo, Dulbecco insegnò ad alcuni dei più noti virologi del mondo.

Nel 1972 si trasferì a Londra all’Imperial Cancer Research Fund (ora Cancer Research UK), dove iniziò a studiare il cancro al seno – studi che continuò anche quando tornò in California nel 1977. Nel suo ultimo articolo scientifico, pubblicato nel 2004, aveva identificato delle cellule promotrici tumorali nel cancro alla mammella di ratti.

Nel 1988 Dulbecco diventò presidente del Salk Institute, in seguito alla malattia del presidente storico Frederic de Hoffmann, e portò un po’ di stabilità in un periodo difficile.

Sperimentatore nato, Dulbecco amava lavorare in laboratorio. Era un uomo silenzioso, ma non disdegnava pronunciare affermazioni visionarie: in una classico articolo del 1986 su Science (R. Dulbecco Science 231, 1055–1056; 1986) affermò che il modo migliore per capire il cancro consisteva nell’identificare la sequenza genomica del cancro umano. Nel 1992 Dulbecco si dimise dalla presidenza del Salk Institute per organizzare il contributo dell’Italia al Progetto Genoma Umano. Passò gran parte del tempo in Italia, dove era molto rispettato, e aiutò le carriere di molti giovani ricercatori.

Dulbecco era un uomo elegante, vestito bene, affabile e con il sorriso sempre sulle labbra. Era a proprio agio tra i nobili, ma cambiava da solo l’olio alla macchina; era distaccato, ma allo stesso tempo accessibile. Era un ospite affascinante alle cene organizzate dalla moglie Maureen, a cui ho avuto spesso il piacere di partecipare con mia moglie. In breve, è sempre stato un perfetto gentiluomo.

[Articolo originale "Renato Dulbecco (1914–2012)" di Inder M. Verma]

 

Traduzione di:
Loredana Spadola Loredana Spadola
Napoletana e ricercatrice in un’azienda farmaceutica a Göteborg. Lettrice vorace.


———————-

Come sempre trovate Reset Radio su:

Facebook

Twitter

Lascia un commento

Aggiungi il tuo commento, o trackback dal tuo sito. Puoi anche seguire questi commenti via RSS.

Il tuo indirizzo mail non sará mai condiviso.

Creative Commons License