Dopo di lui il diluvio: Oliviero Beha
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| Mercoledì 2 Giugno | |
| 10.0012.0017.00 | |
La Repubblica Italiana nacque il 18 giugno 1946 a seguito dei risultati del referendum istituzionale del 2 giugno precedente, indetto per determinare la forma dello stato dopo il termine della seconda guerra mondale.
Oggi incontriamo un autore, proprio nel giorno di questa ricorrenza, per l’uscita del suo ultimo libro che, al di là di quello che sembra dal titolo, offre un punto di vista di speranza, una ricerca di quella responsabilizzazione civica che potrebbe far risorgere il nostro paese. “Il momento storico culturale che viviamo è davvero pericoloso” - ci dice Oliviero Beha – “e la nostra non è più una democrazia perché è stata svuotata dei suoi pincipi fondamentali”. Da patria della cultura,
della musica, dei talenti, si è trasformata in qualcosa di fluido, informe. Ecco apparire allora tristemente definitivo il primo pretesto dell’autore nel suo libro: “tutto cola nel medesimo recipiente in un paese senza più classi. C’è chi ha soldi e chi non li ha. stop.” Quis custodiet ipsos custodes? (Giovenale) sembra davvero perfetta per questa analisi che fa Oliviero Beha nel suo libro. “Questo è il paese del televoto. C’è stata una trasformazione della democrazia da quella dei padri costituenti ad una soltanto elettoralistica, svuotata di contenuti che non siano il voto stesso. Più comoda per chi voglia governare un paese, perché investito dal consenso e quindi legittimato.”
L’autore parla di repubblica di Weimar però stracciona, all’amatriciana.
E forse, tra pochi giorni, nemmeno i mondali di calcio potranno spegnere la luce sulla crisi che avanza.
“Dopo di lui il diluvio” di Oliviero Beha – ed. Chiarelettere
di Matteo Ponzano
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1 commento
Una contraddizione incredibile, in un’epoca in cui la cultura e l’istruzione sono alla portata di tutti, la constatazione di questo svuotamento di contenuti…